lunedì 17 luglio 2017

O que eu vejo, hoje?

di Graciela Muller Pozzebon


O que eu vejo, hoje?

Eu vejo eu mesma,
ainda, no espelho.

Eu vejo o meu nome,
escrito pela mão da mãe.

Eu vejo o que ela via,
e quase ninguém entedia.

Doença mental, ousadia?
Loucura total, ou só folia?...

Eu vejo o que eu vejo,
e quero que todo mundo veja,
quero que todo mundo tome cerveja:
porque é preciso rimar!

O ursinho de óculos ainda fala comigo todo dia
e se chama Primo, mas não é parente.

Eis o meu primeiro livro,
o meu primeiro, eterno amor.

______________________________________

Che cosa io vedo, oggi?

Io vedo me stessa,
ancora, allo specchio.

Io vedo il mio nome,
scritto dalla mano di mamma.

Io vedo ciò che lei vedeva,
e quasi nessuno capiva.
....
Malattia mentale, arditezza?
Pazzia totale, sventatezza?....

Io vedo ciò che io vedo,
e voglio che tutto il mondo veda,
e voglio che tutto il mondo creda:
perché è necessario tradurre!

L’orsacchiotto con gli occhiali ancora parla con me ogni giorno
e si chiama Primo, ma non è un cugino.

Ecco il mio primo libro,
il mio primo, eterno amore.


domenica 9 luglio 2017

àdhara, part I

di guido monte
(foto di graciela muller pozzebon, commento di francesca saieva)

Àdhara (part I)

[Dante Alighieri Comoedia | Vergilius Aeneis | Albrecht Goes Portail de la cathédrale de Strasbourg | John Milton Paradise Lost | Jaufre Rudel de Blaja  Amors de terra lonhdana | Upanishad |  Όμηρος  Oδύσσεια | Baghavad gita | William Shakespeare Hamlet | ευαγγέλιον Peter Handke | Фёдор Достое́вский Сон смешного человека | Horatius Carmina]


in principio dal libro sesto virgilii patris:
mi ritrovai per una selva oscura,
per una selva oscura, tra lacrime, lacrimae rerum,
ma ora la marcia del viaggio rallenta,
si ferma sulle coste di una terra qualunque.

mercoledì 5 luglio 2017

Filippo Basile, la memoria di un “eroe“ normale a 18 anni dall’omicidio


di Rosario Ales


 Sventurato quel popolo che ha bisogno di eroi
Bertold Brecht

Il 5 luglio del 1999 Filippo Basile, appena uscito dall’ufficio, si dirige verso la sua auto, parcheggiata nei pressi dell’Assessorato Agricoltura e Foreste della Regione siciliana, mette le mani al volante, la ruota è tagliata, viene freddato da tre colpi di pistola e poi il silenzio dell’horror vacui della morte, nel rispetto di una consolidata consuetudine sicula: nessuno ha visto e sentito niente.
La giustizia dei Tribunali accerterà e condannerà il funzionario regionale Sprio Nino Velio nella qualità di mandante dell’omicidio con il movente della vendetta nei confronti di Filippo Basile per avere istruito il procedimento di licenziamento che lo riguardava  e l’esecutore materiale Giliberti Ignazio, assoldato dallo stesso Sprio e poi, passato dopo l’arresto nei ranghi di collaboratore di giustizia.
Come da un romanzo di Camilleri dalle dichiarazioni rese da Giliberti, quando a Sprio fu comunicato l’esito dell’operazione delittuosa, commentò in dialetto siciliano:“E pure stu curnutazzo si levò d’in mezzo i piedi, minchia quanto mi fici cummattere”.

lunedì 3 luglio 2017

L'attraversamento





di Francesca Saieva

Senza oggetto, un’attesa in questa nuova circostanza. Sullo sbarramento Libri Che Non Hai Letto e ‘volti nascosti’ come traccia visiva, al tuo fermarsi, si accigliano dagli scaffali. Pochi attimi e tutto perde il suo peso… non  conosci già “la bellezza dell’asino di cui anche i libri si adornano”? Così, nel fluire del tempo, speri che ciò che hai riconosciuto come novità continui a esserlo per sempre (Calvino). Come è strano il Sempre… in questo Tempo in frantumi, in questa nebbia di parole, in questa bianca notte, tu e i tuoi sfocati silenzi, come balbettio di pallidi fantasmi al davanzale (Pasternàk). Da un posacenere stanco, spirali di fumo e mozziconi di tempo, da collezionare lungo la traiettoria (Calvino), al chiedersi “Who knows but life be that which men call death, and death what men call life?” (Euripide). Così, tra il guardare e l’accadere, tutto sembra avere sapore di niente… Temi la scelta e la sua origine. Il Chi e il Come ne confondono l’importanza e il peso, la gravità e la leggerezza in questo mondo scritto e non scritto, dove “il vero silenzio è pieno di significato” (Calvino), come catena montuosa che resta al suo posto mentre si estende e s’innalza (Heidegger). Palomar-Homo legens, chi sei veramente? C’è ancora qualcosa per te? Eppure, quando la terra avrà le tue lacrime per una profondità di mezzo braccio (Dostoevskij), soltanto allora, altri saranno gli universi, fianco a fianco come farfalle trafitte da uno spillo (Calvino).