martedì 11 febbraio 2014

diario di un pazzo

by guido monte

“ora non ho niente da darti
e non penso a nulla,
non posso aiutarti
e neppure dirti ti voglio bene,
eppure sono qui
vicino a te
e anch’io
ho dimenticato tutto

non so più neppure il mio nome
o dove sono nato e vissuto,
voci prima mi dicevano
quando era ora di andare,
loro parlavano al mio posto,
ma la mia mano ora scrive parole
qui, al posto di vecchie emozioni
che non conosco più

le voci ora sono scomparse
e tutto è muto,
tutto è grigio di un solo colore,
io non sono più
anche se non ho più paura,
è questa la terapia?

no, nulla da darti,
nessun pensiero
nessuna parola d’amore
eppure sono qui
mentre mi spengo come te
senza un solo vero ricordo
di ciò che ho vissuto…
sì, niente per te,
neppure una caramella o un filo d’erba,
nessun discorso neppure per te
se oggi
non saprei neanche riconoscerti

non siamo solo avverbi o punteggiatura
(come una volta disse claudio)
non siamo segni d’interpunzione
e neppure gli uomini impagliati di eliot
siamo creature solitarie,
sani che si credono matti
e matti che si credono sani

io cosiddetto malato
e tu cosiddetto sano
potremmo tornare vicini,
anche se sono stati i cosiddetti sani
a spaccare il mondo

anche il padiglione dove stavo una volta
 è vuoto
quello che io credevo “mio”,
vorrei esserci dentro
ancora una volta, almeno
per leggere la mia cartella clinica,
anche se non è lì la risposta,
quello è solo il diario
di un lungo e stentato sonno

guardo il mondo da una panchina
e attendo ancora,
non esistono matti o sani,
non esistono vecchi , adulti o bambini
rimane solo un sospiro inesprimibile
che vola via in questo istante,
e fra poco
non ci riconosceremo più,
tutto sarà perduto
e non potranno più convincerci
a continuare a vivere”


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