lunedì 23 settembre 2013

Il futuro della Siria tra interventismo e negoziati


di Valentina Sechi                                                                                                                            
Venti impetuosi di guerra soffiano senza sosta da oltre due anni sulla Siria: i miliziani hanno ucciso centinaia di civili,  è in corso un'operazione di pulizia etnica, i gruppi di ribelli sono in contrasto tra loro, milioni di profughi hanno preferito trasferirsi altrove.Il Paese mediorientale è un complesso mosaico di etnie, religioni e gruppi ideologici destinato a esplodere se la fragile pace che ha garantito il regime di Assad viene meno. Esso segue il destino di altri Stati artificiali creati sulle rovine del medio oriente post ottomano che sono collassati a seguito del crollo  dei regimi secolari che li tenevano insieme. Le prospettive future, nell'ottica di un processo disgregativo che caratterizza tutto il Medio Oriente, volgono verso la creazione di staterelli deboli, culturalmente ed etnicamente omogenei, isolati,  facilmente manovrabili dall'esterno e minati alle fondamenta da conflitti settari alimentati politicamente. 

Se attualmente un intervento armato da parte della Comunità internazionale guidato dagli USA appare scongiurato,  una soluzione politica al problema si rende necessaria. Secondo il Ministro della difesa italiano Mauro, “il deflagrare del conflitto siriano può costituire un incendio non solo per la regione medio orientale ma per il mondo intero”. Di concorde parare il Segretario generale dell'ONU Ban Ki-Moon per il quale “un'azione militare avventata potrebbe avere serie conseguenze e generare ulteriori violenze settarie.      Che la situazione abbia bisogno di uscire dall'impasse in cui si trova è chiaro a tutti: più a lungo si esita, più l'opposizione al Presidente Assad si disgrega, più si rischia di trasformare il conflitto in una guerra che potrebbe estendersi a Iraq, Libano, Giordania e Turchia.

E' doveroso segnalare le conquiste ottenute dal  G20 di San Pietroburgo e dal vertice di Ginevra.  Dal G20 sono emersi 2 schieramenti: Russia con India, Cina, Brasile, Indonesia e Sudafrica per l'opzione politica, USA con Turchia, Canada, Arabia Saudita e Francia per quella armata. Durante il vertice si è raggiunto un accordo Usa-Russia sullo smantellamento del presunto arsenale chimico siriano in virtù del quale Assad si impegna a consegnare una lista delle armi chimiche in suo possesso e a concedere l'accesso agli ispettori delle Nu a seguito dell'utilizzo di gas sarin nel Paese.                                                                                                                                Il compromesso è però parziale in quanto Mosca porrà il veto su qualunque risoluzione in seno al Consiglio di sicurezza delle NU implichi l'uso della forza. Proprio quest'ultima è la vera sorpresa. Il capolavoro di diplomazia operato da Putin è notevole: ha convinto il Regno unito a ritirarsi mettendo con le spalle al muro gli Usa e pensa di gestire la transizione del governo siriano garantendo ad Assad l'entrata in Russia dopo l'esilio e sostituendolo con una personalità scelta tra la dirigenza alawita e gradita agli USA. 

La potenza  gioca un ruolo fondamentale nei delicati equilibri che coinvolgono il Medio Oriente. Il presunto attacco chimico legittimerebbe una reazione che permetterebbe di decidere chi rimpiazzerà il Presidente siriano. Pur affermando che l'America non  può determinare il futuro di Nazioni come l'Egitto o la Siria, Obama ha paventato  gravi conseguenze a seguito dell'utilizzo di armi chimiche e se non vuole essere ignorato deve agire. Avrebbe potuto farlo in passato, armando i ribelli o istituendo una no-fly zone ma sa che qualsiasi decisione lo espone a un rischio poichè se bombarda potrebbe scatenare un conflitto su larga scala e se non fa nulla rischia la sua credibilità sul piano internazionale;  l'intransigenza di Assad che sarebbe preparato alla distruzione della società siriana prima dell'esilio forzato, costituisce un deterrente non indifferente oltre al timone dell'aggravamento della crisi umanitaria che destabilizzerebbe ulteriormente la regione.

Attorno alle due superpotenze gravitano poi gli altri Stati a partire dalla Cina. Il governo di Pechino ha affermato che studierà con attenzione il rapporto inviato dagli ispettori Onu ma ha schierato una flotta nel Mediterraneo. La Germania ha offerto aiuto tecnico e finanziario per distruggere le armi chimiche, la Francia attende le votazioni del Congresso Usa mentre l'Italia non intende partecipare ad alcuna missione senza mandato Onu.  Una soluzione pacifica comporterebbe il controllo internazionale delle armi chimiche, il venir meno delle giustificazioni all'aggressione la prosecuzione degli sforzi diplomatici nel solco tracciato dai sopraccitati vertici.

La prospettiva interventista parte da altre considerazioni, secondo il giornalista Seymour Hersh,  gli USA starebbero cercando di riaffermare la propria influenza nel Medio Oriente dopo la disastrosa invasione dell'Iraq, incoraggiando i conflitti per incolpare il governo siriano e ottenere un mandato Nato. Si verrebbero a creare due coalizioni: fratellanza musulmana siriana, al Qaeda e gruppi islamici, Stati del Golfo e Turchia contro alawiti, Hezbollah, Iran e Iraq più il Kurdistan iracheno che ha annunciato un'eventuale azione per proteggere i curdi insediati nel Nord della Siria. Scenderebbero poi in campo Russia e Cina pro-Assad contro Usa, Francia, Israele e Turchia e Arabia Saudita a cui probabilmente seguirebbe l'ingresso delle altre potenze europee. In questo scenario l'escalation mondiale del conflitto sarebbe assicurata e avrebbe come corollario insurrezioni in Africa e migrazioni.

Lo scenario, se una delle parti si irrigidisse troppo, non sarebbe quello di una seconda guerra fredda sul fronte mediorientale ma di una vera e propria terza guerra mondiale in cui la validità di accordi internazionali e multilaterali sarebbe in pericolo se i paesi del medio oriente rinnegassero obbligazioni assunte nel contesto di accordi multilaterali come il trattato di non proliferazione nucleare e gli usa avvisano che “se la diplomazia fallisce agiremo” e “ogni accordo deve essere verificabile”. Ulteriori tensioni riguardano la paternità degli attacchi col gas che per la Russia sono una provocazione dei ribelli e per 11 Stati tra cui Italia, Corea del Nord, Giappone  e Arabia Saudita del regime.                                                                                                                                           Ammonisce il ministro degli Esteri siriano maqdad che  francia e regno unito hanno aiutato i terroristi ad usare le armi chimiche e quelli le useranno contro l'europa e ha dichiarato di aver presentato prove a sostegno delle sue affermazioni agli ispettori onu nonostante il consigliere per la sicurezza nazionale USA Susan Rice smentisca asserendo che il rapporto Onu dimostra il coinvolgimento del regime.

Tutti gli scenari sono possibili ed entrambe le vie percorribili comporterebbero dei cambiamenti notevoli. C'è solo da aspettarsi che i governanti agiscano con responsabilità e rispetto in un mondo governato da gelosie e sete di potere.

 

                                                                                                           

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