giovedì 7 luglio 2011

Quando Franco Salvo insegnava al Liceo “Umberto I” di Palermo

di Rosario Ales

A tanti anni di distanza dagli esami di maturità del 1979 al liceo classico statale “Umberto I”, il ricordo della serena calma riflessiva del professore Salvo mi ha accompagnato per tutta la vita, per essere stato un modello come insegnante e un esempio di coerenza nella vita pratica degli ideali in cui credeva.
Spesso, durante le spiegazioni di storia, diceva che le idee camminano sulle gambe degli uomini.
Franco Salvo è stato, anzitutto, un maestro di laicità, e per maestro intendo colui che sa andare oltre la professionalità dell’ insegnamento specifico, che è capace di affrontare i problemi infondendo una visione della vita basata su valori etici.


Mai come oggi è mancata la laicità nell’insegnamento, “[…] un metodo di studio che educhi a pensare criticamente, nel rispetto di tutte le convinzioni: solo nel confronto dialettico i vari orizzonti culturali possono svelare i propri limiti e giustificare la propria validità”, affermava Franco Salvo, nel suo testo di educazione civica per i licei.
Essere laici non vuol dire contrapporsi ai credenti (o ai cattolici), e neppure essere atei o agnostici. Laicità è un habitus mentale, come ci insegnava il nostro professore, la capacità di differenziare gli ambiti di ciò che è oggetto della ragione e ciò che è oggetto di fede. Ci insegnava quando ancora eravamo ragazzi il gusto per il ragionamento, la capacità di distinguere, il mettere in discussione le proprie certezze, argomentare senza essere condizionati da alcuna fede né ideologia.
La logica della vita morale”, così si intitolava un suo libro all’inizio del suo insegnamento, era espressione di un modo di configurare la dinamica della soggettività, a partire da Aristotele per approfondirsi nel solco d’una tradizione spirituale da Agostino a Pascal, fino a Newman e Blondel; il tema rilevante dell’azione nel mondo storico (famiglia, società civile, stato, istituzioni), trovò esplicita concretezza, nell’adesione di Franco Salvo al marxismo in modo sempre critico, mai dogmatico, esaltando il valore della praxis umana e della processualità della storia, nella circolarità dinamica del rapporto tra concreto-astratto-concreto.

Il ricordo personale di ciò di cui ho potuto fare esperienza negli anni di liceo, è legato alla sua straordinaria capacità maieutica di insegnare, di interloquire con gli alunni con tono pacato.
Le lezioni come si suol dire erano esposizioni “a braccio”, espressione di una ricca interiorità che si estrinsecava in un linguaggio ordinato e fluido, senza concedere spazi alla retorica o a discorsi edificanti.
Si andava a scuola con il desiderio di apprendere la nuova lezione del giorno ed il professore argomentava, trasmettendo al contempo la “passione fredda” per le materie che insegnava.
Rispondeva sempre alle nostre domande o provocazioni, nel tacito presupposto che la domanda dovesse essere motivata nel discorso; rispettando il punto di vista altrui, nella risposta allargava l’orizzonte di comprensione dell’interlocutore.
Alcune sue frasi sono diventate quasi proverbiali nella memoria di noi alunni, come quella: “ è facile dirsi galileiani oggi, difficile era dirlo ai tempi di Galilei”, oppure “qual’è la differenza tra l’ignoto e il mistero?” o anche l’ incisiva espressione di Lessing: “se Dio tenesse chiusa nella sua destra tutta la verità, e nella sinistra l’impulso sempre vivo alla verità, la ricerca , e mi dicesse scegli! Io gli cadrei con umiltà alla sinistra, e direi: Padre, la pura verità è riservata a te solo!”.
La sua maniera di fumare, mai in aula, accompagnava l’elaborazione del suo pensiero, apparendomi quasi come un maestro Zen, per il gusto del paradosso e l’esercizio di parlare in modo misurato, sintetico e conciso, mai irato.
Non solo come docente, ma soprattutto come educatore, negli anni travagliati della nostra adolescenza formava le coscienze alla riflessione, alla responsabilità della propria libertà, all’impegno sociale e politico (ma anche nei riguardi di altri insegnanti della mia classe sono rimasto riconoscente, per le lezioni di umanità e di cultura che ci hanno comunicato, in particolare il Professore Ettore Tennerello, la Prof.ssa Sacco e Padre Neri).

Di lui il giudice Falcone, che fu suo alunno, in una intervista rilasciata nel 1986 disse: “più che professore fu per tanti della mia generazione maestro di formazione e di vita”.
Anche Filippo Basile, il dirigente dell’Assessorato Regionale all’Agricoltura assassinato nel 1999, di cui sono stato compagno di classe ed amico negli anni di liceo, riconosceva il contributo quasi ”paterno” del professore Salvo, alla sua formazione culturale e spirituale.

La “discrezione illuminante”

In ricordo di Franco Salvo, una fredda giornata di marzo di quest’anno gli ex alunni della sez. C del Liceo Umberto I hanno voluto commemorare il loro professore di storia e filosofia, non in modo retorico, ma discreto, come era nello stile di questo educatore schivo, austero, autorevole senza essere autoritario.
Sono stati ricordati i suoi trentotto anni trascorsi ad insegnare con i valori della democrazia, i principi fondanti la nostra carta costituzionale nella vicenda storica che l’ha determinata, con puntuali commenti culturali alla genesi, agli sviluppi ed all’attuazione delle libertà fondamentali sancite dalla Costituzione, con particolare partecipazione ai temi dell’educazione civica, della legislazione scolastica e della formazione culturale come impegno storico-critico.

Giuseppe Cipolla, allievo negli anni 1964-1967, ricorda i commenti del Professore alle affermazioni della propaganda del periodo fascista (“ credere, obbedire, combattere”), ci diceva che “oggi dobbiamo rieducarci alla responsabilità della libertà, a capire, ad esercitare il diritto di critica e controllo nei confronti delle autorità politiche, pensare e dialogare con mentalità critica”.
Lo stesso ex alunno, ha rievocato episodi della vita scolastica che manifestavano il contegno del professore, di rispetto verso l’altro; anche quando l’alunno era negligente nello studio delle sue materie o la pensava diversamente, Salvo declinava il valore della tolleranza, in senso voltairiano, nel “rispetto delle idee altrui, non come sopportazione”.
Un altro ex alunno 1965-1968, Filippo Aldo Liparoti, rievoca “ l’entusiasmo della elezione di Franco Salvo al consiglio comunale di Palermo, sui banchi dello stesso Consiglio (al fianco dei cosiddetti indipendenti di sinistra – Renato Guttuso e Leonardo Sciascia), resistendo, sino al termine del mandato consiliare, alla politica affaristica della DC di Lima e Ciancimino”, ultimo riferimento epocale di un’area autonoma di intellettuali impegnati in politica.

Un altro alunno in classe con lui dal 1967 al 1970, Alessandro Ferrara (oggi docente all’Università di Tor Vergata), ha commentato la pertinente intestazione di questo incontro a “Franco Salvo o della discrezione illuminante” affermando: “La sua era l’arte della discrezione illuminante, della pacatezza che ragiona. Sembra venire da echi lontani nel tempo in cui siamo adesso. Ma anche allora erano tanti che gridavano, lui sussurrava. La verità, la cultura, sconvolgono. Il dubbio non era per lui opposto alla conoscenza, il dubbio non era altro che il risultato della conoscenza, come sta scritto oggi all’ingresso dell’Ateneo di Heidelberg”.
Una indelebile immagine di questo professore, sicuramente condivisa da suoi ex alunni, è stata sintetizzata dallo stesso Ferrara dicendo: “Esempio del migliore professore che un liceale possa avere, qualcuno che ti aiuta a capire il mondo”.
Alle testimonianze e ricordi degli ex alunni, è intervenuta la Prof.ssa Epifania Giambalvo, che ha tenuto una relazione su “ Franco Salvo, inteprete di Vito Fazio Allmayer”. Ha ricordato l’influenza e l’attrattiva che il pensiero gentiliano ha esercitato nell’ambiente culturale siciliano, il magistero di Fazio Allmayer (allievo e collaboratore di G. Gentile), che insegnò storia della filosofia all’Università di Palermo e Pisa. Negli anni fra il 1935 e il 1942 e nel dopoguerra, anni in cui Franco Salvo ha dialogato con Fazio Allmayer (prima come allievo), interpretando il senso della storicità e della vita in una chiave positivamente laica, nel fertile ambiente culturale dell’ Ateneo palermitano (che aveva insigni docenti come Antonio Renda, Gino Ferretti e Ferdinardo Albeggiani).

Vorrei concludere con una citazione di Fazio Allmayer dal testo “Il Significato della vita”, nel ricordo affettuoso di Franco Salvo: “Lo stesso dolore per la morte di una persona cara va disciogliendosi quando, invece di rimpiangere ciò che da essa abbiamo avuto, e ci sembra di non potere più riavere, noi ricerchiamo in noi ciò che di essa è tuttavia vivo in noi e operiamo in modo da farlo fruttificare nella continuità della vita”.

2 commenti:

  1. Ho notato per caso " i diritti di libertà" scritto da Franco Salvo per la Palumbo a casa di un amico e - dopo avere letto qualche pagina - l'ho chiesto e l'ho avuto in prestito.
    Avevo notato subito una sicura capacità comunicativa nella scrittura ed alcuni significativi richiami a de Ruggiero, indice della importanza dello scritto che avevo fra le mani.
    La mancanza di dati di riferimento riguardo l'autore ed il nome e cognome in minuscolo in copertina, mi avevano poi dato indicazioni certe riguardo l'appartenenza dedll'Autore alla ristretta cerchia degli studiosi che amano minimizzare il loro apporto a Studi già affrontati da storici, giuristi e filosofi di rilevanza planetaria.
    La lettura del ricordo di Salvo da parte di Rosario Ales è stata una piacevole conferma delle mie impressioni immediate sull'Autore, e mi aiuterà molto nel prosieguo della lettura.
    Cordialmente, Pasquale Dante - Palermo -

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  2. Gradirei essere contattato dai Sigg. Rosario Ales e Pasquale Dante poiché anche io sono ex allievo del Prof. Salvo. Grazie.
    Biagio Corselli

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