domenica 27 marzo 2011

Anna di Vivaltrastoria



bozza di un racconto incompiuto, by guido monte & vittorio cozzo

(photo by guido monte)

Anna uscì fuori, era tanto che non lo faceva; pensava che i genitori le sconsigliassero di uscire per allontanarla dai potenziali pericoli della vita (e un po' se ne compiaceva). Ma quella sera era davvero stufa, e a loro insaputa andò in quel luccicante bar del centro sempre pieno di gente. Ecco, pensò tra sé, vediamo se c'è qualcuno in giro che... E qualcuno la guardò fissamente sbottando a bassa voce: "Mmm! Troppo piccola". Anche lei si accorse di lui, e rifletté: ma sì,o lui o un altro... Poi entrambi videro avvicinarsi una lussuosa macchina con targa diplomatica, e alla guida una signora distinta di mezza età, sua madre! Anna si allontanò in fretta lasciando solo quel qualcuno; i negozi erano ancora pieni di luci quando gli ultimi guidatori decisero di chiudere gli sportelli delle loro macchine. Lei vagò ancora un po' nei dintorni, poi scrollò le spalle e decise di tornare a casa.

Nella sua mente girarono per la prima volta alcune immagini confuse, di una piccola esile donna bruna, di una stanzetta, di una piccola bambola dagli occhi grandi... una bambola messa da parte poco tempo prima. Rumori, e voci di una canzone d' amore cantata a squarciagola dalle compagne di classe, insieme ai passi su quella strada dove aveva progettato di poter dare se stessa. Alla fine sentì le grida di due neonati, i due figli che avrebbe avuto fra qualche anno, che avrebbe dimenticato e che si sarebbero dimenticati di lei... Da quella volta, tutte le sere che decise ancora di uscire, al ritorno fu sempre martellata dalle voci di quella canzone, e dal ricordo degli occhi di un tipo speciale che non avrebbe mai trovato, pur credendo di coltivare come al solito i suoi sogni normali di stupida adulta.

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