domenica 4 giugno 2017

Il gioco beffardo dell'Incoerenza

by Francesca Saieva
Sulla soglia di questa porta di pietra, tu hai scelto il silenzio... le sue parole bussano, visitando la goccia d'acqua… Su per la distesa di mare, stanze deserte raccolgono l'eco di alcun passo (W. Szymborska). Così, strofino mani e piedi e ancora mani su questo muro di pietra... Il Muro sta lì a fissarmi nella sua freddezza, mentre io continuo a camminare e toccare con lo sguardo cose-pensieri, nel timore che il Tempo sbiadisca gli occhi (K. Kieślowski) e divori la trasparenza. Un lago di calma e quiete come tempo intimo da chiedere... e un tempo ‘senza tempo’ in questo andare e venire (M. Zambrano) inquieto da cercare... Ma tutte le piogge si ripetono sul mare, sulla mia mano, il mio viso, i miei occhi, mentre grosse gocce si schiacciano sul vetro (N. Hikmet). Così, il vento di quest’Oggi, porta con sé solo parole mute, nel gioco beffardo dell'Incoerenza. Ascolta... il silenzio è una parola che non è parola (G. Bataille) non chiedere più dell'inganno, sai bene che ciò che si scrive non può essere letto (S. Quinzio). Ma guardarmi dentro gli occhi... gli occhi ch'eran  e che sono bambini" (R. Vecchioni)


sabato 20 maggio 2017

Chi è quell'uomo?

by Francesca Saieva

Chi è quell'uomo? – dicono – il Pazzo (Hugo), ma non sanno. Io... io sì, lo conosco bene. Ho già visto questi occhi, tra incrinatura e sorriso. Appeso allo specchio, un riflesso... come grido dal dolore alla lacrima, come sibilo dalla terra alla testa (Szymborska). Vento su pietra, su di un muro annerito dal piatto orizzonte (Eliot), nello scorrere uguale dell'ora... Eppure, quel suono ha fatto 'naufragio' e il mio Io contro l'Altro... faccia a faccia (Lévinas), da giorni e giorni non abita più questa casa... Chi è quell'uomo? – dicono – il Saggio. E il dire-così-anche-il-pensare, "ricreano ogni 'fu' fin che dica la volontà" (Nietzsche). Ora vaghi, fotografando l'anima e le sue foglie... sai bene, però, che tra piramidi di cielo il muro non può finire (Kieslowski). Chi è quell’uomo? – dicono – l’Anima.

venerdì 19 maggio 2017

Amandoti

by Silvia Dello Russo

Resta fermo
Mentre dormi ora così
Abbandonato al sogno
Resta fermo così
Sospeso in quel sorriso che scivola  sul tuo viso

Con la mia matita
Disegno il tuo ritratto nuovo
Come uno scultore come un pittore come un chirurgo come un maestro
Come un poeta
io ti creo

Disegno sulla tua anima

Incido sul tuo cuore  e scavo tra i tuoi polmoni
Come un bisturi dal ventre
Taglio via ogni tua inquietudine e paura

Fermo non ti muovere
Lasciami dipingere di blu cobalto i pensieri
mentre instillo gocce di sapienza negli occhi
... e scrivo lungo le tue forti vene
Le parole magiche delle formule antiche

Resta ancora fermo
io ti creo
In questo istante senza tempo
Che annienta ogni distanza
E soffio nel tuo respiro che si plasma
Come un vetro caldo che cola tra le tue mani

... ti sveglierai e
Non sarà più risveglio
Ora lo sai e ridi dormendo
Che amandoti ti ho creato.


mercoledì 17 maggio 2017

Preghiera

di Sandra Collura

Non invoco dio né i sapienti della terra
ma parlo di te, creatura mortale,
mentre, per un miracolo,
i tuoi pensieri e le tue emozioni
s’affacciano dentro di me
come piccole rose bianche sbocciate
nonostante l’afa abbia disseccato la pianta

Oggi eri con me seduta sulle piatte rocce
scaldate dal sole, sulla collina ventosa
dove solo un anno fa percepimmo i nostri corpi
nella luce trasparente dell’ estate

Non invoco dio né spiriti eletti
ma lascio che riccioli  d’incenso profumato
mi tocchino come piccole dita
per ricordarmi di te

Sono viva, di una vita orfana
come se una madre avesse sciolto
la sua mano da quella della sua bambina
e l’abbia lasciata andare

Ogni vita è un segreto
segreta la tua vita prima di me
segreta la mia dopo di te
non saprai verso dove volgerà .

Cosa sperare, cosa immaginare, dopo?
Eppure granelli di zucchero sul tavolo
riflettono la luce dell’alba come diamanti
eppure le montagne, spogliate dall’incoscienza
sono rivestite dal sapiente viola del crepuscolo
ma la casa, trapassata da mille voci straniere,
non riesce a trovare la sua voce.

Respiro e respiro
istantanee rondini sfarfallano sul mio capo
così prossime alla mia malinconia
mi commuovo,
vedo perfino il loro piccolo corpo vibrare
quand’esse sono sempre così lontane negli azzurri dei cieli

Tutto è così presente
tutto è così oscuro
non riesco a pensare nessuna lontananza
nessun luogo al di là di ciò che calpesto
nessun bisogno metafisico che mi trasporti
dall’infinita serie delle cause alla causa prima
non ci sono scenari paralleli
oltre il melo dal ramo spaccato
corroso dai vermi che tuttavia
sostiene una cascata di fronde verdeggianti
dove, ancora una volta, amorevolmente
stanno maturando frutti,
nel silenzio.


(23 agosto 2015)

sabato 13 maggio 2017

sabato 6 maggio 2017

Finestre segrete

di Francesca Saieva

Dalla mia mano alla tua mano (Hesse) una nube bianca sento... e nell'indugiare restando (Heidegger) ne ascolto il leggero tocco, che ci scopre l'uno all'altro... mentre ombre assecondano movenze di questa natura selvaggia... "le sue pagine non scritte si estendono in ogni direzione" (Tranströmer). La volontà ormai estranea a se stessa è priva di conoscenza (Schopenhauer) ... autentica   io l'ascolto   nel suo abbandono... Stille d'acqua, come aghi di rugiada su questo corpo, che chiede ancora una volta linguaggio non parole (Tranströmer)... e tra corolle profumate, l'Orologio-Tempo fa silenzio come riposo nella presenza (Heidegger)... nel dilatarsi dell'occhio stupito su questo letto di bosco, mentre mani aprono finestre segrete (Pessoa) ... Ascolta…in fondo, erano le sue rose erano le mie rose (Campana)

giovedì 4 maggio 2017

Cantu ri patri

di Vito Fiorentino

Quann'eri picciriddu,
pinsavi ri picciriddu      
ora sì' granni e piensi ri' granni,
e puru pi nuautri,
pi' to matri e pi' mia,
tu piensi ri granni;
sì maritatu,
tu e ta mugghieri,
aviti ravanti a vostra vita
e, comu 'na tila, a stati tissiennu.

mercoledì 3 maggio 2017

Yanyuwa

(foto by giorgia capocasale)

Marnaji ngambala li-Anthawirriyarra layirli-nganji
waliwaliyangka

siamo il popolo i cui spiriti
vengono dal mare


tribù aborigena Yanyuwa

martedì 2 maggio 2017

Monte Pellegrino

di Sandra Collura
foto di Graciela Muller Pozzebon

l’incendio delle montagne della Conca d’oro, luglio 2016

Monte Pellegrino,
il più bello, il più scuro
di boschi e misteri d’ anime solitarie
che nei tuoi anfratti intime delizie
hanno assaporato.
L’ olivastro dalla  chioma rotonda
abbarbicato sulla roccia
e  quella pietra scoscesa e aspra
che gli offriva l’appoggio,
mi accarezzava l’anima

D'AMORE IN SICILIA

Venerdì 5 maggio 2017 ore 18.00 presso la terrazza de Il Pipino Rosso
Salita S. Antonio, 7 (trav. c.so V. Emanuele, incrocio via Roma) Palermo – Ingresso libero

Presentazione del libro
D’'AMORE IN SICILIA
di Antonino Cangemi

Dario Flaccovio editore

intervengono:
Valentina Richichi
Francesco Virga


In occasione dell’'evento sarà inaugurata la personale fotografica di
 Maria Ribaudo



Saranno presenti gli autori

lunedì 1 maggio 2017

Specchi concavi/convessi dell’Umorismo


Recensione semiseria al romanzo di Nino Martinez  Colpi di fulmine (Tipografia Fotograph, Palermo 2017)                         

di Rosario Ales

Leggendo l’ultimo libro di Nino Martinez e ci auguriamo non sia l’ultimo, vista l’età dell’autore, novantadue anni portati con lucidità e vivacità e con una mente umoristica, venata da una comicità melanconica.                                                                                                                                      
Il nuovo romanzo di Nino Martinez “Colpi di fulmine” presentato il 22 Aprile di quest’anno a Palermo, racconta il diario esilarante di un viaggio in terra spagnola negli anni Cinquanta, in un’epoca non ancora caratterizzata dall’avvento dei cellulari e dove Cupido non si divertiva a scoccare le sue frecce on-line.  Il soggetto protagonista è l’amore, nella fase preliminare del corteggiamento, secondo rituali consolidati: fiori, ammiccamenti, lettere appassionate, dichiarazioni esilaranti, produzioni poetiche.    L’esito dei corteggiamenti, ricchi della più fantasiosa e sbrigliata inventiva di espedienti e di impazzimenti d’amore, si sviluppa solitario, privo della gioia di un amore condiviso, ricambiato. Irrimediabilmente equivoco, modulato sul filo del fraintendimento o del vaneggiamento, i personaggi suscitano ilarità; nessuno dei protagonisti trova il suo amore.  Cupido, forse confuso dal linguaggio amoroso, si diverte ad effettuare i suoi lanci a caso, viste le smaglianti contraddizioni del “vero” amore.                                                                                            

sabato 29 aprile 2017

Àdhara (la chute) - au début

di guido monte
(trad. e foto di francesca saieva)

au commencement, sixsième livre virgilii patris: 
je me trouvais dans une forêt obscure 
dans une forêt obscure, en larmes, lacrimae rerum
 le chemin s'apaise maintenant
il s'arrête au bord  d'une terre quelconque
voilà une maison abandonnée
gravée par un fuyard du labyrinthe
(après le vol de cieux au nord de froides ourses)
le fuyard dedalus, le fou
l'homme des choses impossibles
l'homme qui n'arrive pas,
impuissant
il a gravé les mythes de l'éternité
la fin d'un étranger,  les honneurs devenus cauchemars
un taureau et une femme, la fille du soleil
et son enfant biforme qui erre sans but
dans  l'enchevêtrement du gouffre 
au mur des silhouettes gravées, un fil
en aveugle le sauver aimé avance
(il n'a point gravé le semblant de son enfant 
la main s'arrête paralysée kat’asphodelion leimona)


lunedì 24 aprile 2017

In mano uno specchio

by Francesca Saieva

"Avanzava [...] tenendo in mano uno specchio" (Nietzsche)... tra sterpaglie e pietre, un'aquila e un serpente, mentre l'aurora felice risplendeva sul volto bambino...  La libera fiera mostrava i segni del deserto "nell' oblio, un ricominciare [ancora una volta] - come gioco, una ruota che gira da sé" (Nietzsche)... "tra i suoi capelli, un vortice [...] non riusciva a immaginarsi il nulla" (Handke)... soltanto acqua-aria-terra-fuoco per ogni suo pensiero... "Su questa [sua] più o meno Atlantide" (Szymborska), su questa pelle... graffiata dall'incessante vento... "su questa mia ombra che non riesco a riattaccare" (Barrie)... Cosa resta? un albero - una foglia - una lancia ... perché "quando il bambino era bambino [...] voleva che questa pozzanghera [fosse] mare" (Handke)

giovedì 20 aprile 2017

Filastrocca del pane

di G. M. P.

Per fare il pane
ci vuole l’acqua, ci vuole la farina,
ci vuole il lievito e il sale da cucina. 

Per fare il pane,
ci vuole tenacia e una forza speciale, 
per mescolare tutto come a carnevale. 

Per fare il pane,
ci vuole la sinistra, ci vuole la destra,
ci vuole l’unione, la vera maestra.  

Per fare il pane,
ci vuole tempo, ci vuole gioia,
ci vuole ritmo, se no ci s’annoia. 

Per fare il pane,
ci vuole un forno, ci vuole una teglia,
ci vuole il calore che l’impasto risveglia.

Per fare il pane,
ci vuole tanta attenzione apposta, 
e tanta cura per non far bruciar la crosta.

Per fare il pane,
ci vuole calma, ci vuole fantasia, 
ci vuole pazienza e un po’ di poesia.

Per fare il pane,
ci vuole coraggio, fiducia nel risultato:
così sarà bello dorato, saporito e profumato. 

Per fare il pane,
ci vuole, infine, una speranza grande e schietta,
perché tutti, nel mondo, ne ricevano un giorno una fetta.